Dedicato a Giovanni Raboni
L’endecasillabo atonale nel sonetto di Giovanni Raboni


Sonetto A ("Ogni Terzo Pensiero" - Mondadori, 1993)
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Freddissima resurrezione, da
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anni non così, sui bastioni stenta,
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torna clandestina la novità
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delle gemme, un'immensa, macilenta
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spoglia dilaga, copre la città
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anche se già il crepuscolo s'inventa
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con loschi bagliori un'eternità
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senza gloria. Non più nella perenta
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pelle in cui vive, da cui sguscerà
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per vivere la serpe è questo niente
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che ci separa, aria di foglie, gente
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che aspetta pallidamente di qua
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e di là d'una lapide, i non morti
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ancora dai non ancora risorti.
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a maiore
a minore
atonale
Sonetto B ("Ogni Terzo Pensiero" - Mondadori, 1993)
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Invecchiando un corpo vorrebbe un'anima
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diversa, ma come si fa? Non serve
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prendere calmanti, stordire i nervi
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è la mente, il problema, è proprio l'anima,
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l'anima che non vuole pace, l'anima
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insaziabile, ostinata che ferve
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per sempre più comicamente impervi
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labirinti o abissi e si sa che l'anima
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non solo è immortale, ma immortalmente
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immatura. Così, temo, non resta
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che rassegnarsi, finchè non s'arresta
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